Un secolo di carcere chiesto dal Pm per presunti membri del clan Bellocco di Rosarno

Ildispaccio.it REGGIO CALABRIA – Il sosti­tu­to pro­cu­ra­to­re del­la Dda di Reg­gio Cala­bria, Mat­teo Cen­ti­ni, per diver­se per­so­ne rite­nu­te con­ti­gue alle poten­ti cosche Pesce e Bel­loc­co di Rosar­no e coin­vol­te nell'indagine "Sant'Anna", che alcu­ni mesi fa ha disar­ti­co­la­to due dei casa­ti più poten­ti del­la ndran­ghe­ta reg­gi­na. Nel­lo spe­ci­fi­co, il pm Cen­ti­ni ha invo­ca­to oltre un seco­lo di car­ce­re per i sog­get­ti alla sbar­ra che han­no chie­sto di esse­re giu­di­ca­ti con il rito abbre­via­to dopo la cita­zio­ne in giu­di­zio imme­dia­to da par­te del­la Dda reg­gi­na. Il pro­ce­di­men­to sca­tu­ri­sce dagli esi­ti di due distin­te atti­vi­tà inve­sti­ga­ti­ve svi­lup­pa­te dai Cara­bi­nie­ri del ROS e del Coman­do Pro­vin­cia­le di Reg­gio Cala­bria in due perio­di dif­fe­ren­ti: la pri­ma, tra set­tem­bre 2012 e otto­bre 2013, fina­liz­za­ta alla cat­tu­ra dell'allora lati­tan­te Giu­sep­pe Pesce, det­to "Testu­ni", dive­nu­to reg­gen­te dell'omonima cosca all'indomani del­la cat­tu­ra, il 9 ago­sto 2011, del fra­tel­lo mag­gio­re Fran­ce­sco cl.1978; la secon­da, con­dot­ta tra i mesi di gen­na­io e giu­gno 2014, nei con­fron­ti di Umber­to Bel­loc­co, (suo­ce­ro di Giu­sep­pe Pesce) e di altri appar­te­nen­ti all'omonimo soda­li­zio, di cui l'anziano boss è il capo fon­da­to­re.

In par­ti­co­la­re, il pri­mo seg­men­to di inda­gi­ne cura­to dal sosti­tu­to pro­cu­ra­to­re del­la Dda di Reg­gio Cala­bria, Ales­san­dra Cer­re­ti, ha prin­ci­pal­men­te mira­to alla loca­liz­za­zio­ne del lati­tan­te Pesce reg­gen­te dell'omonima fami­glia mafio­sa ege­mo­ne in Rosar­no, che si era sot­trat­to ai prov­ve­di­men­ti coer­ci­ti­vi emes­si nell'ambito dei pro­ces­si "All Insi­de" e "Calif­fo". L'intensificarsi del­la pres­sio­ne inve­sti­ga­ti­va, non­ché il fer­mo di indi­zia­to di delit­to, il 16 apri­le 2013, di Dome­ni­co Sibio (uomo di fidu­cia di Giu­sep­pe Pesce) e l'esecuzione di ordi­nan­za custo­dia­le, il 5 mag­gio 2013, nei con­fron­ti del­la moglie del lati­tan­te, Ile­nia Bel­loc­co (cl. 1989), han­no indot­to Giu­sep­pe Pesce, il 15 mag­gio 2013, a costi­tuir­si pres­so la Tenen­za dei Cara­bi­nie­ri di Rosar­no. L'attività di inda­gi­ne ha accer­ta­to che il peri­co­lo­so lati­tan­te ave­va potu­to fare affi­da­men­to (in for­ma diret­ta o media­ta) su una ristret­ta cer­chia di sog­get­ti par­ti­co­lar­men­te fida­ti che, con ruo­li diver­si in più fasi – tut­te docu­men­ta­te – del­la fuga del gio­va­ne ram­pol­lo del­la cosca rosar­ne­se, ave­va­no for­ni­to il pro­prio deter­mi­nan­te con­tri­bu­to per coprir­ne la clan­de­sti­ni­tà. La pro­se­cu­zio­ne dell'attività di inda­gi­ne, cura­ta dal pm Gio­van­ni Musa­rò, ha, altre­sì, dimo­stra­to le com­ples­se dina­mi­che asso­cia­ti­ve svi­lup­pa­te­si all'interno del­la Socie­tà di Rosar­no, a segui­to del­la scar­ce­ra­zio­ne del­lo sto­ri­co boss Umber­to Bel­loc­co (cl. 1937), avve­nu­to nel mese di apri­le 2014, dopo una deten­zio­ne dura­ta oltre un ven­ten­nio.

È fin da subi­to emer­so lo spes­so­re cri­mi­na­le di Umber­to Bel­loc­co, il qua­le usu­fruen­do dell'ausilio dei suoi più stret­ti soda­li, la mag­gior par­te appar­te­nen­ti al mede­si­mo con­te­sto fami­lia­re, ha ten­ta­to di riaf­fer­ma­re la pro­pria lea­der­ship, anche attra­ver­so il ripri­sti­no di pre­e­si­sten­ti rela­zio­ni con espo­nen­ti api­ca­li di altre cosche mafio­se (tra cui i Crea di Riz­zi­co­ni) e la rior­ga­niz­za­zio­ne del­le atti­vi­tà ille­ci­te del­la cosca sul ter­ri­to­rio rosar­ne­se. Sono sta­ti anche docu­men­ta­ti gli inte­res­si del­la cosca mafio­sa nel traf­fi­co di sostan­ze stu­pe­fa­cen­ti, nel cui ambi­to si inse­ri­sco­no le con­ver­gen­ze inve­sti­ga­ti­ve del GOA del­la Guar­dia di Finan­za di Reg­gio Cala­bria, che vedo­no coin­vol­to Umber­to Ema­nue­le Oli­ve­ri, nipo­te di Umber­to Bel­loc­co cl. 37, pre­scel­to dal­lo zio qua­le refe­ren­te del­la poten­te cosca di ndran­ghe­ta, per il traf­fi­co di dro­ga con­dot­to attra­ver­so il por­to di Gio­ia Tau­ro. I sog­get­ti alla sbar­ra rispon­do­no, a vario tito­lo, di asso­cia­zio­ne mafio­sa, armi, inte­sta­zio­ne fit­ti­zia di beni e favo­reg­gia­men­to. Tut­ti i rea­ti-fine sono aggra­va­ti dal­le moda­li­tà mafio­se pre­vi­ste dall'articolo 7 del­la leg­ge 203 del 1991. Nel det­ta­glio le richie­ste del pm Cen­ti­ni: Sal­va­to­re Baro­ne 13 anni e 4 mesi Dome­ni­co Bel­loc­co 10 anni e 8 mesi Umber­to Bel­loc­co 18 anni e 9 mesi Giu­sep­pe Cirao­lo 10 anni Miche­le For­te 8 anni e 8 mesi Elvi­ra Mes­si­na 12 anni e 8 mesi Fran­ce­sco Oli­ve­ri 10 anni Umber­to Ema­nue­le Oli­ve­ri 14 anni e 8 mesi Anto­nel­la Bar­to­lo 2 anni e 8 mesi Rosan­na Bar­to­lo 2 anni e 5 mesi Dome­ni­co Bar­to­lo 2 anni e 9 mesi Anto­nel­la Bruz­ze­se 2 anni e 9 mesi Dome­ni­co Cor­rao 2 anni e 5 mesi Fran­ce­sca Spa­gno­lo 2 anni e 5 mesi Fabio Cima­to 2 anni e 5 mesi Mer­cu­rio Cima­to un anno e 9 mesi Mas­si­mo Pala­di­no un anno e 9 mesi Bia­gio Ser­gio 2 anni Sal­va­to­re Zan­ga­ri un anno e 9 mesi Gior­gio Anto­nio Semi­na­ra un anno e 9 mesi

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