Visti da lontano / Studenti contromano. A caccia di bellezza nella Calabria aspra

Igor Cipol­li­na Gazzettadimantova.gelocal.it MANTOVA – Per tro­va­re la bel­lez­za si sono spin­ti nel­la Cala­bria più pro­fon­da, in dire­zio­ne osti­na­ta e con­tra­ria rispet­to allo ste­reo­ti­po del­la ter­ra cri­mi­na­le che, in un testa­co­da di traf­fi­ci e affa­ri spor­chi, ha gua­sta­to anche la pada­nia inno­cen­te. La Cala­bria stret­ta tra le spiag­ge del­la Locri­de e la ver­ti­gi­ne dell’Aspromonte. La Magna Gre­cia che anco­ra pul­sa e par­la a chi è capa­ce di veder­la. Così i 57 stu­den­ti del D’Arco‑D’Este (licei eco­no­mi­co e del­le scien­ze uma­ne, e cor­so di gra­fi­ca) che dal 2 all’8 apri­le si sono cala­ti in que­sta espe­rien­za tota­le, un’immersione nel­lo spa­zio e nel tem­po. E un atro grup­po è in par­ten­za oggi.

Non una gita d’istruzione, con la sua scia di bal­do­ria, ma un vero e pro­prio pro­get­to di alter­nan­za scuo­la-lavo­ro per inda­ga­re “Il valo­re del­la bel­lez­za”. Pro­get­to che la diri­gen­te Maria Rosa Cre­mo­ne­si col­ti­va da tem­po, affa­sci­na­ta dal­la Cala­bria intel­let­tua­le, ter­ra acco­glien­te e gene­ro­sa, dove per fare il pro­prio mestie­re di restau­ra­tri­ce c’è anche chi paga di tasca pro­pria. Con­vin­ta com’è, la diri­gen­te, che edu­ca­re alla bel­lez­za alle­ni anche alla rela­zio­ne e all’umanità. Sen­za tra­la­scia­re il signi­fi­ca­to più ter­re­no di “valo­re”, per­ché «caspi­ta se con la cul­tu­ra si man­gia» avver­te il prof Pao­lo Ceria­ni. Liceo eco­no­mi­co, ovvia­men­te. Ci si man­gia, cer­to, ma biso­gna saper­la leg­ge­re e apprez­za­re. Ser­ve un’educazione che è anche sen­ti­men­ta­le.

Una bel­lez­za dif­fu­sa, ma a trat­ti sot­ter­ra­nea, quel­la del­la Cala­bria, aggre­di­ta e nasco­sta da brut­tu­re e tra­scu­ra­tez­za. La bel­lez­za di «una ter­ra splen­di­da e male­det­ta, den­sa di con­trad­di­zio­ni» come la descri­ve Andrea Ran­za­to, altro prof. A com­ple­ta­re la squa­dra dei sei accom­pa­gna­to­ri, Costan­za Ber­to­lot­ti, Chia­ra Gan­di­ni, Saro Tor­reg­gia­ni e Gia­co­mo Rosa. Tan­te le tap­pe di que­sta immer­sio­ne. Il Par­co archeo­lo­gi­co di Locri Epi­ze­fi­ri, con la gui­da di Lau­ra Del­fi­no (respon­sa­bi­le del­la didat­ti­ca musea­le), gli inse­gna­men­ti del­la restau­ra­tri­ce Anto­nel­la Ursi­no e la lezio­ne dell’archeologa Sil­va­na Ian­nel­li. Il Museo archeo­lo­gi­co nazio­na­le di Reg­gio Cala­bria, con l’incanto dei Bron­zi di Ria­ce. Il bor­go anti­co di Chia­na­lea, a Scil­la. La Casa del­le Erbe di Anto­ni­mi­na, Aspro­mon­te. La Gal­le­ria Arké di Locri, con l’arte con­tem­po­ra­nea di Xan­te Bat­ta­glia, la musi­ca di Fabio Maca­gni­no, l’azienda Can­gia­ri di Gio­io­sa Joni­ca, mar­chio d’alta moda eti­ca che ha ria­bi­ta­to lo spa­zio di una vil­la con­fi­sca­ta alla ndran­ghe­ta. I labo­ra­to­ri di comu­ni­ca­zio­ne con la gior­na­li­sta Maria Tere­sa D’Agostino e di gra­fi­ca con Marò D’Agostino. La mera­vi­glia di una regio­ne che rac­chiu­de ed espri­me la com­ples­si­tà di un mon­do.

Rac­con­ta Giu­sep­pe dell’arrivo in tre­no a Rosar­no, del­la pri­ma impres­sio­ne di deso­la­zio­ne pre­sto cor­ret­ta dal pae­sag­gio fuo­ri dal fine­stri­no dell’autobus, la linea del mare e l’ombra del­le mon­ta­gne. L’aria puli­ta, anche. I sapo­ri e l’accoglienza. «Dove ho tro­va­to bel­lez­za? Nei Bron­zi di Ria­ce, cer­to, ma, soprat­tut­to, nei cala­bre­si». Mar­co, che Man­to­va ci è nato ma in Cala­bria ha le sue radi­ci e tor­na d’estate, ha sco­per­to una ter­ra ine­di­ta: lui la bel­lez­za l’ha col­ta in Aspro­mon­te. Ales­sia ci tor­ne­reb­be anche subi­to, giù in Magna Gre­cia . Affa­sci­na­to dal pae­sag­gio come i suoi com­pa­gni, Gia­co­mo non può tace­re la pover­tà di Locri e le rughe del­la mafia che riga­no il ter­ri­to­rio. Qui, tra le spiag­ge e le mon­ta­gne, nel­la pun­ta del­lo Sti­va­le, la bel­lez­za è vis­su­ta e inter­pre­ta­ta anche come una for­ma di resi­sten­za. Il recu­pe­ro del­le tra­di­zio­ni buo­ne, le radi­ci da cui può anco­ra ger­mo­glia­re un pre­sen­te di spe­ran­za.

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