Vita pluripartitica di Dorina. La quasi-ministro quasi-Pd

Marco Palombi Il Fatto Quotidiano UN TEMPO – MA ora no, ché abbiamo # cambiatoverso – succedeva che i politici tentassero di prendersi un illecito vantaggio sul resto dell’umanità sbottando un irato “lei non sa chi sono io”. Dorina Bianchi, deputata alfaniana che pure frequenta la politica da un po’, questa tentazione non l’ha mai avuta: neanche lei sa chi è, nel senso che è stata quasi tutto. In realtà, come dimostra una serrata intervista concessa a Chi nel 2008, Dorina Bianchi ha alcune certezze: Perizoma o slip? “Perizoma”. Reggicalze o collant? “Reggicalze e collant”. Griffe del cuore? “Prada e Balenciaga”. Parrucchiere? “Una volta a settimana”. Segreto di bellezza? “Essere quasi sempre di buonumore, pensare positivo e una buona crema per il corpo due volte al giorno”. Come si vede, un certa decisione rispetto al perimetro del sé Bianchi ce l’ha, eccome. Forse politicamente, invece, non s’è ancora trovata: medico, classe 1966, nata a Pisa ma cresciuta nel crotonese, è in Parlamento dal 2001 e da allora ha cambiato 7 (sette) partiti. Questa la sequenza: dal Ccd all’Udc, dalla Margherita al Pd (cambiando due o tre correnti), pi di nuovo l’Udc, infine il Pdl e adesso Ncd. E domani di nuovo Pd, malignano i colleghi.

Come che sia, anche solo a voler restare a biglietti da visita e targhette sulla porta, una faticaccia. Alcuni giornali, ora, le vaticinano un futuro da ministro degli Affari regionali al posto della corregionale Maria Carmela Lanzetta, dimessasi non si sa più perché. Sarebbe certo il premio per tanta fatica e pure un piccolo miracolo visti gli inizi nella politica nazionale: nel 2001 Pier Ferdinando Casini la candidò nel collegio di Crotone alla Camera in una lista civetta, “Abolizione scorporo”. Prese il 41 per cento dei voti – 85 in più rispetto al rivale dell’Ulivo – grazie ai quali poté entusiasticamente volare a Montecitorio per votare la fiducia a Silvio Berlusconi. Sono anni importanti: basti ricordare il prezioso lavoro attorno alla legge sulla fecondazione assistita, quella poi devastata da una serie di sentenze della Consulta. Ahilui, il gruppo dell’Udc alla Camera – creato nel frattempo dalla fusione del Ccd col Cdu di Rocco Buttiglione – perde il contributo dell’affascinante Dorina a inizio 2005: pare che il rassemblement centrista affrontasse con poca determinazione i temi del Mezzogiorno. Poche settimane di purgatorio al Misto ed eccola nella Margherita, corrente Francesco Rutelli, già candidato premier del centrosinistra e all’epoca capo del partito. Di lì è un attimo a ritrovarsi, siamo nel 2006, capolista dell’Ulivo in Calabria al debutto del Porcellum: elezione in carrozza. L’anno dopo ancora una candidatura, stavolta alle primarie del Pd: sempre capolista, sempre in Calabria, nella lista “Democratici per Veltroni”.

E ancora: nel 2008 il Pd la fa eleggere in Senato, la corrente è già quella di Fioroni, con venature “teodem” (un delizioso reperto politico le cui caratteristiche sono impossibili da spiegare oggi). Il cattolicesimo dei “valori non negoziabili” le porta bene: capogruppo in commissione Sanità nel febbraio 2009 al posto di Ignazio Marino, reo di posizioni troppo laiche (ma i “teodem”, parlandone da vivi, dicevano “laiciste”). La carica non basta a tener buona l’ansia di movimento della Bianchi: nel dicembre dello stesso anno torna nell’Udc, all’epoca all’opposizione di Berlusconi. Anche così, però, non è contenta: un anno e mezzo e scoppia il caso che la porta nel Pdl, alla corte di Re Silvio. A inizio 2011, infatti, Dorina Bianchi è candidata sindaco a Crotone per una coalizione di centrodestra: l’ex Cavaliere piomba in città per un comizio in cui infila una serie di contumelie su Casini, teoricamente capo-partito della candidata sindaco. Lei, accanto al signore di Arcore, sorride beata. Pier Ferdinando vede le immagini, s’incazza un po’ e le manda un sms: “Va dove ti porta il cuore…”. Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, si rifiuta di fare campagna per lei: “Ma scusi: tra Cesa e Berlusconi, secondo lei, chi è che mi riempie un palazzetto dello sport, eh?”, se ne fece una ragione lei sul Corriere della Sera. E siamo all’oggi. Nel 2013 il Pdl la riporta alla Camera e a novembre Dorina sceglie Angelino e Ncd. Siccome Bianchi non ha mai contrastato una sua certa tendenza nel correre in soccorso del vincitore – ci si aspetta che passi presto al Pd. Si dice che sia Maria Elena Boschi, che è diventata sua buona amica, a volerla ministro.

E pensare che l’inizio del rapporto fu, diciamo, burrascoso. Durante una seduta notturna in cui Bianchi sostenne l’introduzione delle preferenze nell’Italicum le arrivò sullo scranno un biglietto: “Se passa l’emendamento che hai difeso, salta tutto e si va a votare. Voglio vedere dove prendi i voti per essere eletta”. Firmato: Boschi. Lei prima diffuse la notizia, poi rifiutò di confermarla quando esplose il caso: seguirono caffè e cena riparatrice con la ministro più importante del giglio magico. Oggi, dunque, Dorina si pensa ministro. Altrettanto, va detto, ritengono che accadrà a loro le colleghe alfaniane Federica Chiavaroli, senatrice cara alla lobby dei giochi che vanta – dicono – un rapporto diretto con Matteo Renzi, e Erminia Mazzoni, che da giorni ritwitta chiunque voglia usare l’hashtag #mazzoniministro . Anche loro due sono in procinto di “democratizzazione”: Mazzoni, per dire, s’è portata addirittura avanti e ha fatto campagna per Andrea Cozzolino alle primarie del Pd.

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